Calciopoli, le motivazioni: “Frode sportiva per Giraudo”

Giraudo e moggi

Depositata la sentenza di primo grado con cui il Tribunale di Napoli ha riconosciuto colpevoli Giraudo, Lanese, Pieri e Dondarini: “L’associazione a delinquere finalizzata alla frode sportiva” esisteva, come “le interferenze tra terreni di gioco e centri di potere che cambiavano le carte in tavola”

APOLI, 26 aprile 2010 – Sì, “l’associazione a delinquere finalizzata alla frode sportiva c’era”. Almeno ne è convinto il gup Eduardo De Gregorio, che ha depositato questa mattina le motivazioni della condanna a tre anni per Antonio Giraudo e a due per il presidente dell’Assoarbitri Tullio Lanese e per gli ormai ex arbitri Tiziano Pieri e Paolo Dondarini. 203 pagine per dare quasi totalmente ragione ai pm nella prima tappa del lungo iter giudiziario di calciopoli.

LE SCHEDE — Per il gup, l’esistenza di schede riservate è fra i “dati certi”. Viene dato credito ai rilevamenti numerici delle utenze verificate dagli inquirenti. Moggi non viene giudicato, ma è definito nel testo “principale imputato e dirigente della dedotta associazione per delinquere, fornitore delle schede riservate, gran parlatore e gran utilizzatore di telefoni cellulari, segreti e non”. Per le motivazioni l’alibi “mercato” non regge perché in questo caso, utenze segrete per trattative riservate, non si capisce il motivo per cui darle agli arbitri. Il dito sulla piaga per De Gregorio è un’intercettazione Bergamo-Moggi in cui “fu disvelato l’argomento dei dialoghi avvenuti tramite telefoni ‘coperti'”. In quell’occasione “fu palese che i conversanti parlarono di temi che non avrebbero dovuto condividere, concordando cioè, le ‘fasce’, all’interno delle quali effettuare il sorteggio e le scelte stesse degli arbitri”.

OTTO RIUNIONI — Sempre nella famiglia dei “dati certi” a giudizio del Gup ci sono le riunioni “plurime”. Ne vengono ricostruire otto, di cui le ultime due riferite all’obiettivo di “salvare la Fiorentina”. L’ottava riunione, quella a casa di Bergamo del 21 maggio 2005, è quella su cui gli avvocati dell’ex designatore daranno battaglia. Nelle “motivazioni” si legge che “l’oggetto della riunione fu anche la riconferma di Bergamo nel suo ruolo”. In aula, nella sua deposizione spontanea, l’ex designatore ha detto che a quel punto era semipubblica la decisione di lasciare la carica.

COGESTIONE — Poi c’è quella che viene definita la “cogestione del campionato di calcio”. Qui le motivazioni seguono due spartiti. Da una parte ci sono le partite “alterate”, attraverso griglie che favorivano certe designazioni, ma anche i comportamenti degli arbitri in campo. Dall’altra ci sono quei comportamenti “politici”, cioè i tentativi di condizionare non solo i designatori, ma anche la giustizia sportiva. E qui il giudice sottolinea ripetutamente le manovre per isolare Zdenek Zeman. Sottolineando una conversazione Giraudo-Moggi in cui l’amministratore delegato juventino di allora dice al suo d.g.: “Bisogna dargli una legnata, diamogli un danno, portiamogli via un giocatore… facciamogli offrire da qualcuno un ingaggio di tre milioni…se ti liberi ti diamo cinque milioni di euro l’anno…”. Questa situazione, o gli interventi sull’osservatore arbitrale per alzare il punteggio di un direttore di gara, o quelli su stampa e tv, o ancora il tentativo di occultare alcune violazioni regolamentari, le “discese” negli spogliatoi di Moggi e Giraudo, spingono il giudice a propendere per l’esistenza di un’Associazione. In questo quadro Giraudo contribuì “in modo determinante, anche tramite la partecipazione diretta alla consumazione di tre dei delitti scopo (le partite), al raggiungimento di tutti gli obiettivi e non solo di quelli legati agli interessi della sua società”. Intanto domani nuova udienza del processo ordinario. Si vedrà come la decisione del giudice De Gregorio potrà “pesare” in aula nella sfida fra i pm e la difesa di Luciano Moggi e degli altri imputati.

Tratto da “La Gazzetta dello Sport”.

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