La solita vecchia storia

cosentino

“Nel ’94, al tempo della sua discesa in campo, gli dissi che lui era una benedizione per il Paese, un dono di Dio all’Italia“.

Queste parole mi rievocano fastidiosamente un’incensazione simile compiuta da un uomo di Chiesa nei confronti di uomo di politica, di molto tempo fa. Allora i protagonisti erano Pio XI e Mussolini: il primo definì il secondo, in un lungo discorso,  L’uomo della Provvidenza. Le parole sopra citate sono invece state pronunciate da un certo don Verzè, e il destinatario era il Cavaliere.

Non azzarderei paragoni su nessun fronte, poiché la diffamazione in Italia sembra essere passata dalla sua entità di reato a ordinario strumento politico, e non mi pare il caso di fare politica, specie di questi tempi. Ma se Berlusconi ha dimostrato di saper reggere i giochi per un Ventennio (proprio come l’altro termine di paragone), e, uomo d’impresa e di editoria ha saputo incidere anche più dell’altro durante la sua epoca politica (forse persino più furbo dell’altro, conducendo i suoi affari senza troppo dare nell’occhio, senza bisogno di raduni oceanici o divise di sorta) — tacendo poi di mettere a paragone la parte dell’epilogo (presunto per l’uno, definitivo per l’altro) delle rispettive avventure — don Verzè incarna quella faccia che la Chiesa Cattolica avrebbe dovuto già aver seppellito (e dimenticato) da tempo.

Mi scuso se non so elencare ogni singola misfatta compiuta dall’ecclesiastico citato sopra, come un adetto ai lavori potrebbe fare, ma nella mia semplice veste di ignorante membro dell’opinione pubblica avverto che qualcosa non va già dalla nella prima riga della sua biografia fornita da Wikipedia. “Don Luigi Maria Verzè è stato un imprenditore e presibitero italiano”. Nella mia umile visione delle cose le parole “imprenditore” e “presbitero”, così accostate nella stessa frase, fanno a pugni tanto quanto il diavolo e l’acqua santa.

Ecco così improvvisamente rigettata fuori la vecchia storia  (d’amore e odio, ma decisamente più d’amore) tra potere temporale e spirituale — che fa sembrare il paragone precedente con gli eventi dei Patti Lateranensi non del tutto avventato — vecchia almeno quanto quella tra politica e Mafia.

Oggi Saviano parla di “gravissimo voto omertoso per Cosentino”. Mi sorprende che non l’abbiano ancora fatto fuori, Saviano. Mi sorprende ogni volta che parla (perché è ancora vivo). Ma è il protagonista di una vecchia storia pure lui. Pertanto metto agli atti, e volto pagina senza riflettere, come fanno tutti. Onorevoli compresi.

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