La guerra dei soliti (non ignoti)

guerra

 L’impressione generale, che mi sembra di poter sintetizzare da opinioni raccolte in giro nella quotidianità, è che questa crisi rappresenti uno di quei momenti critici che ritornano ciclicamente nella storia. Si può fare un parallelo molto semplice con la crisi del ’29, il famoso giovedì nero e la grande depressione. Ma troppo spesso chi la pensa in tal modo sorvola accuratamente (o più semplicemente si scorda) quanto è seguito a quella crisi, e cioè una guerra. Mondiale. Una via come un’altra per risolvere i piccoli problemucci finanziari, insomma  — quanto fa girare l’economia l’industria del riarmo è qualcosa di strabiliante.

Il punto è che, se ci atteniamo alla storia del “ciclo”, stavolta non possiamo cavarcela con una guerra, a meno di non annientare ogni forma di vita sulla Terra. E allora come ci tiriamo fuori da questo cul-de-sac in cui il nuovo virus del secolo, chiamasi spread, è diventato il nostro incubo giornaliero?

Un attimo, c’è una prospettiva differente su tutta la faccenda che merita prendere in considerazione. Che questa terribile crisi sia infondo già la guerra. Che sia per molti aspetti comparabile, specie nei suoi effetti, alla tanto scongiurata Terza Guerra Mondiale.

Esagero. Ma se la guerra vera (nucleare, chimica e spaventosamente avanzata nella tecnologia d’annientamento) è una via impraticabile, l’arma economica può ridurre alla fame una popolazione senza bisogno di tanti falsi pretesti, spargimenti di sangue, massacri e bombe.

Chi è contro chi al fronte? Poveri contro poveri, come sempre.

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