A proposito di noi (nel mondo)…

stampa italiana

Appena tornato a casa da una incredibilmente lunga giornata di college.

Mi concedo il mio quarto d’ora di Italiano, anche perché è stato uno dei tempi salienti di oggi (se si può riassumere una giornata per temi).

Tornato sul campus alle 9 di stamattina per la prima lezione, ci sono rimasto tra un workshop, un seminar e un group assignment da iniziare fino alle 6 di stasera. Saltando pranzo  — mi sono saziato da poco, e immagino farò cena tra pochi minuti: se il branch è colapranzo, io sto facendo cenranzo (ah-ah umorismo di chi forse dovrebbe riposare un po’ invece che continuare a scrivere).

Durante il seminar, che questa volta prevedeva la simulazione di un programma tv, ho portato all’attenzione dell’audience una cosa che mi aveva particolarmente colpito del libro affidatomi per la recensione.

Riporto qui di seguito il passo in lingua originale:

Interpretative Journalism provides perspective, context, explanation and analysis of the facts central to covering an unfolding event or issue.

interpretative journalism is aligned with the degree of literariness in a given news environment – the more literary the journalistic tradition, the more interpretation will appear – and it remains strong in Southern Europe, Latin America and Africa.

Salta subito all’occhio che noi, come Italia, rientriamo nella categoria di Southern Europe. E mi sono sentito di dire ‘in onda’ di condividere pienamente l’opinione del libro Keywords in news and journalism studies di Barbie Zelizer e Stuart Allan, a proposito di come funziona il giornalismo dalle nostre parti.

La differenza con l’approccio Nord Europeo, e più in particolare con quello del mondo anglofono (sia Britannico che Statunitense), è davvero notevole.

Ho iniziato ad accorgermene quando, rimpatriato per le vacanze natalizie, ed ormai abituato a mesi di solo Irish Times o Irish Independent, ho ripreso in mano un quotidiano italiano.

I nostri articoli di cronaca, o comunque tutto quello che non è ‘opinione’, e che qui si definisce ‘news’, mancano totalmente di quella impostazione e di quella struttura piuttosto rigide proprie del giornalismo anglofono, che permettono al lettore di rintracciare tutte le informazioni di cui ha bisogno in un lasso di tempo minimo.

La mancanza di una netta distinzione tra i due generi di notizia (cronaca e opinione) comporta il rischio che l’opinione si infili ovunque, meritandoci la definizione di Interpretative Journalism; come se non bastasse la già considerevole influenza che da noi la politica esercita sulle testate nazionali.

Comporta inoltre che molte volte la nostra cronaca si perda in una alquanto inutile ricercatezza dei termini, autocelebrativa e sicuramente più propria della letteratura che del giornalismo.

Ma il ricchissimo bagaglio culturale che il nostro paese vanta non può essere una scusa valida per non produrre un giornalismo degno di tale nome, per oggettività, serietà, immediatezza nell’informare.

I professori presenti al seminar al termine della finta trasmissione si sono trovati in sintonia con la mia analisi, citando uno studio sull’argomento realizzato dal Paolo Mancini dell’Università di Perugia.

Se ho scelto l’estero è anche per poter magari contribuire un giorno a cambiare le cose, a cambiare quel 54esimo posto nella classifica stilata da Reporters Sans Frontières che ancora deteniamo nel 2013 per la libertà di stampa.

So benissimo che sarà difficilissimo, perché questo implica cercare di cambiare un intero sistema, in un certo qual modo anche una cultura.

Ma inizio con l’essere soddisfatto di aver compreso qualcosa in più sul mondo di cui un giorno vorrei attivamente far parte, beneficiando di quello sguardo più lucido sui fatti che solo un punto di vista esterno può offrire.

Comments
4 Responses to “A proposito di noi (nel mondo)…”
  1. Hagane says:

    E’ proprio vero… anch’io noto moltissimo la differenza tra gli articoli in lingua inglese e quelli italiani!
    A volte i nostri articoli di cronaca sembrano più esercizi di stile, o chiacchiere da comari. Infatti da anni, quando possibile, leggo le news in inglese. Sono più immediate, con fonti più accurate, e in generale mi sembrano decisamente più obiettive.

    • Mi fa piacere sentire questo.
      Che mi dici dei giornali in Giappone?
      Sono molto curioso in materia. Attualmente condivido l’appartamento con un Cinese, ma è stato difficile finora cavargli qualsiasi cosa di bocca (in generale, non solo sull’argomento).

      • Hagane says:

        Dunque, normalmente non leggo giornali in giapponese, quindi non saprei. Però gli articoli dei quotidiani che ho letto in passato erano molto obiettivi, informativi e didascalici. Poca soggettività e sentimento, insomma!😉
        Penso dipenda anche dal giornale.
        Non so come sia il giornalismo di Cina, Corea e altri paesi asiatici.
        Uhm, un compagno di casa cinese poco loquace… mi dispiace, spero che col tempo diventerete buoni amici!😀

      • A proposito di Cina e Giappone… news dal fronte ‘vogliamo inziare una guerra’?

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